Conservare le cellule staminali del cordone; cosa sono e come sono fatte le biobanche

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente

 

Le staminali cordonali hanno un grande potenziale in campo terapeutico: aumentano gli studi sul trapianto cellule staminali, per scoprire nuove terapie per trattare patologie oggi senza cura. Il Ministero della Salute riconosce l’utilità a fini terapeutici di queste cellule con il decreto legislativo del 19 novembre 20091 nel quale elenca più di 80 malattie che si possono trattare con le staminali.

Le biobanche sono strutture nelle quali avviene la conservazione del sangue del cordone. Nel dettaglio cosa sono e come sono fatte? Come si realizza il percorso di conservazione?

Una biobanca si occupa di conservare campioni biologici umani (es. sangue del cordone ombelicale che contiene staminali) tramite procedura di crioconservazione, mantenendoli disponibili in caso di bisogno.

Queste strutture devono adeguarsi ad elevati standard qualitativi per la conservazione dei campioni, e rispettare le procedure indicate per utilizzare correttamente il campione affinché possa essere trapiantato.

Si eseguono dei passaggi per conservare correttamente il campione ematico quando giunge presso la biobanca. Il laboratorio di ricezione accoglie la sacca ematica che viene registrata nel database della biobanca, anche utilizzando il codice a barre (si scrivono i dati principali: nome del donatore, volume del campione, data di arrivo ecc.).

Il campione passa al laboratorio di ematologia, dove si preleva una ridotta quantità di sangue per controllarne la qualità e scongiurare la presenza di malattie infettive quali l’epatite B o C, e per verificare il gruppo sanguigno del bimbo. Si conteggiano anche le cellule nucleate, staminali comprese.

Il sangue cordonale è sottoposto ad altri test di qualità dopo essere stato processato in una stanza sterile. Alla fine delle analisi, il sangue è trasferito all’interno di una sacca adatta alla crioconservazione, nella quale si trova un agente con proprietà crioprotettive per prevenire il congelamento delle cellule.

Speciali biocontainers sono destinati alla crioconservazione che avviene mediante l’utilizzo di azoto (di solito in forma di gas). La temperatura scende gradualmente fino a raggiungere i -196° C. Il sangue cordonale, in base ad evidenze scientifiche, può essere crioconservato per più di 24 anni, e le proprietà proliferative e differenziative delle staminali contenute restano inalterate2.

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Per maggiori informazioni: www.sorgente.com

Fonti:

  1. Decreto ministeriale 18 novembre 2009
  2. Broxmeyer, H.E. et al. Hematopoietic stem/progenitor cells, generation of induced pluripotent stem cells, and isolation of endothelial progenitors from 21- to 23.5-year cryopreserved cord blood. Blood. 117:4773-4777.

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